DESIGN Non categorizzato Salone2018

Habitat ha riaperto in Italia e ha novità per il FuoriSalone

Mar 14, 2018 admin

Habitat e fuorisalone

Il primo store Habitat è a City Life Milano, Alain Houli ci spiega la strategia per conquistare il pubblico italiano e le iniziative per il FuoriSalone 2018

Con un pizzico di malizia, si potrebbe anche titolare ‘Habitat ci riprova da noi’, poiché lo stesso tentativo, nel 1995 si concluse purtroppo con un flop. Allora Habitat aprì una decina di punti vendita tutti in una volta, inserendosi negli ex negozi Croff. Oggi le premesse sono diverse, il mercato è cambiato e soprattutto Alain Houli, responsabile Habitat Italia, ha idee precise:  

Design Diffusion: Quali sono i suoi punti di forza nel rilanciare il marchio Habitat in Italia?

Alain Houli, responsabile Habitat Italia: “Sono francese, ma vivo in Italia da 35 anni e ho sempre lavorato nel settore del mobile, credo proprio di conoscere bene questo mercato. Dal 2011 Habitat è proprietà del gruppo francese CAFOM ed è in espansione: da poco ha aperto anche a Pechino. La linea generale è di collaborare con top designer per offrire ai clienti stile e qualità a prezzi accessibili, mantenendo anche l’inconfondibile impronta di brand internazionale”.

Le parole di Alain Houly ci portano a fare un passo indietro per raccontare del marchio che si può definire storico: fu fondato a Londra da Sir Terence Conran nel 1964,  negli anni della Swinging London, in clima d’esplosione di creatività e anche di positività! Basti pensare che, l’anno prima, Mary Quant aveva inventato la minigonna. In Habitat s’immedesimarono ben presto la giovane borghesia illuminata e gli intellettuali inclini a seguire le tendenze. Fu la prima catena di store d’arredamento monomarca, pensata per avvicinare il design a un pubblico più ampio. Tra le idee anticipatrici di Terence Conran ci fu anche il catalogo, ideato come una rivista di arredamento e a disposizione di tutti. Oggi solo in Gran Bretagna Habitat mantiene una sua linea indipendente rispetto al resto del mondo.    

DD: Come è nato questo store Habitat a City Life?

AH: In pochi mesi, ma con un lavoro approfondito per scegliere, tra le 6.500 referenze, il mix giusto per andare incontro ai gusti degli italiani. Il negozio di 2.200 mq su tre livelli è stato curato da Pierre Favresse, art director di tutto il gruppo. Un aspetto vincente è che è ‘dentro’ City Life ma anche indipendente dal centro commerciale, o meglio si affaccia da un lato sullo shopping district, nell’area dedicata al design per la casa, ma dall’altro ha un fronte accessibile dalla strada, aperto alla città. Il percorso all’interno di Habitat Milano vuole ispirare il cliente, accogliendolo nei diversi ambienti della casa. La qualità dei nostri prodotti infatti ha bisogno di essere osservata da vicino, toccata con mano e non semplicemente vista online. Al terzo piano c’è Hauz, un partner ideale, che completa la gamma Habitat con tessili di qualità per la camera e il bagno, linee pulite in tante sfumature di colore, in cotone e lino di prima scelta.

DD: Abbinare qualità e prezzi accessibili non è un’impresa facile, però…

AHHabitat continua a credere nella creatività come risposta alla massificazione. Pierre Favresse, designer e art director, guida un laboratorio in continuo fermento che sforna idee e soluzioni intelligenti anche per ottimizzare costi di produzione, stoccaggio, facilità di montaggio. Inoltre coinvolge progettisti di ogni nazionalità, firme famose e nuove promesse. La collezione è identica in tutto il mondo da Parigi a Milano; da Copenaghen a Hong Kong e Bangkok. Habitat è un marchio internazionale che esprime uno stile unico negli oltre 200 punti vendita in tutto il mondo. Per contro le collezioni Habitat sono talmente ampie che è naturale adattarle alle caratteristiche locali. Un esempio: gli italiani attribuiscono grande importanza al bagno, rispetto ai francesi, e la casa è ancora al centro della spesa delle famiglie italiane, attente alla qualità degli ambienti domestici e al piacere della convivialità. La collezione Primavera/Estate ’18 si chiama ‘Back to black’, cioè l’eleganza del nero declinata in stile Habitat, accostata talvolta a picchi di colore o a materiali grezzi come legno, grès e lino.  

DD: Il rapporto qualità/prezzo dipende anche dalla scelta dei fornitori, vero?!

AHHabitat lavora anche con marchi esterni che vengono selezionati per l’alto livello della loro produzione e la loro esperienza. Cito Artemide per alcune lampade, De Buyer per la cucina professionale, Yellow Korner per foto d’arte. Anche i luoghi di produzione vengono selezionati sulla base delle competenze: il tessile in India, il vimini nel Sud-Est asiatico, gli asciugamani in Egitto per il cotone eccellente, la biancheria da letto nelle Fiandre.

DD: Tra poco ci sarà anche la design week milanese…

AH: Infatti punto molto sul FuoriSalone 2018 che sarà l’occasione per ripercorrere il mezzo secolo di storia di Habitat. Lo spazio espositivo si snoderà tra le gallerie dello Shopping District e ci sarà un temporary outlet inedito e speciale, dove acquistare pezzi unici (o quasi) dall’archivio storico. A Le café Habitat ci sarà un evento dedicato al caffè, degustazioni comprese. Comunque durante tutto l’anno intendiamo animare il negozio con incontri e workshop. 

DD: Ha in mente una strategia commerciale e di promozione a cominciare da Milano per espandersi in Italia?

AH: Sono previste promozioni stagionali e presto anche un programma di fidelity o meglio di community, anche se comprende vantaggi e offerte riservate sull’acquisto. Vogliamo coinvolgere e far vivere il mondo Habitat, un valore che il nostro logo esprime bene con il cuore e la casa. Con l’inizio del 2018 proporremo laboratori con i designer e workshop sulla casa, come arredarla, come scegliere gli accessori.

DD: C’è quindi un piano di sviluppo della catena in Italia?

AH: Vorremmo arrivare a 10 aperture, la seconda potrebbe essere ancora a Milano. Si agirà con tempestività ma gradualmente, saggiando le reazioni del pubblico. Non siamo i magazzini Ikea e neanche gli show-room delle aziende del top design italiano, ma contiamo che tra i due estremi ci sia spazio per il successo di Habitat. Infine il mio sogno personale era proprio lavorare in Habitat, una realtà che ammiro da sempre, ci metto quindi tanta passione!”