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vente-privee: Le Vérone, l’arte e l’intervista a J.A. Granjon

Mag 31, 2016 designdiffusion

vente-privee: Le Vérone, l’arte e l’intervista a J.A. Granjon

Un museo d’arte e di design è il background di vente-privee, sito di e-commerce francese nato nel 2001 dalla volontà di Jacques-Antoine Granjon, imprenditore e mecenate d’arte. I prodotti sono di varie tipologie e le vendite sono organizzate con la formula della “vendita-evento” online, accessibili ai soli iscritti al sito (iscrizione gratuita). Recentemente è stato inaugurato il 6° edificio-headquarter a Saint-Denis, di fronte allo Stade de France e accanto al lungosenna, denominato Le Vérone, in omaggio al celebre designer e artista italiano scomparso nel 2013 Pucci de Rossi, che ha ideato insieme a Granjon la facciata del progetto, un’opera monumentale che spicca nel paesaggio urbano parigino. Difficile non avere un impatto visivo con Le Vérone (anche dall’aereo in fase di atterraggio e decollo è possibile verderla illuminata) poiché caratterizzata da una rete in calcestruzzo costellata da 1950 punti luminosi a LED e dotata di uno schermo di 102 metri quadrati, che è il più grande d’Europa. Si tratta di un edificio/installazione che ‘torna’ in vita durante la notte con giochi di luce ogni volta differenti e personalizzati: non un semplice edificio adibito a contenere gli uffici ma un contenitore di arte e opere di design contemporaneo. Un inno all’arte voluto fortemente da Jacques-Antoine Granjon, il quale desidera diffondere questo bene che deve essere recepito dal pubblico e dalla massa, non solo dai pochi fortunati. In Le Vérone è possibile vedere un connubio tra architettura e arte abbinata al digitale, proprio degli acquisti online, cosa insolita per un grande polo commerciale che non pensa solo alle vendite.

La poesia riecheggia anche all’interno dell’azienda, nella quale i 2.500 dipendenti respirano un’area artistica, essendo circondati da opere d’arte che invitano ‘al bello estetico’ e alla creatività. Il progetto degli interni è stato ‘continuato’ dall’architetto Jean-Michel Wilmotte, della firma francese Wilmotte & Associés, che dal primo incontro con Granjon ha compreso subito che si trattasse di una commessa speciale, come ne esistono poche: perpetuare la memoria di un collega speciale come Pucci de Rossi, attraverso la sua ultima creazione.

Per gli spazi interni sono stati utilizzati dei materiali che richiamano un ambiente industriale: calcestruzzo (grezzo o intonacato) per i pavimenti e le pareti, intonaco nero opaco e fonoassorbente per i soffitti, acciaio inox satinato e rivestimento in legno. Numerosi prodotti disegnati dallo Stadio Wilmotte fanno parte integrante del progetto, in particolare i sistemi d’illuminazione: i faretti Insolit, 544 lampade a sospensione Grafa di Artemide (installate per la prima volta in un edificio, realizzate come produzione speciale, di colore nero) o ancora le luci a incasso Linealuce di iGuzzini e i lampadari Aloa di EClatec. Non solo importanti soluzioni d‘arredo ma anche pezzi di design di arte contemporanea come una statua monumentale alta 4 metri, il ‘Cyclope’, una scultura in bronzo nero dell’artista Thomas Houseago nello spiazzo antistante per accogliere in modo scenico dependenti e visitatori; oppure davanti all’ingresso secondario, una palma nera in caucciù alta 7 metri, la ‘Black Palm Saint-Tropez’ dell’artista Douglas White. Solo per citarne alcuni.

È così che si scopre che nel ‘dietro le quinte’ di una realtà commerciale si nasconde a sorpresa un animo umano, artistico e sognatore che rende l’ambiente e il lavoro (per i dipendenti, creativi e non) speciale e fonte d’ispirazione. L’abbiamo riscontrato in una nostra recente visita alle sedi di vente-privee e durante un piacevolissimo incontro/intervista – che riporteremo sotto – al fondatore e mentore artistico e gestionale del brand, Jacques-Antoine Granjon. Buona lettura!

Il nuovo edificio a Saint-Denis si presenta come un museo: ci sono numerose opere di artisti, scultori e designer. Perchè è così importante l’arte in un posto di lavoro?  Ci può spiegare la sua idea di arte nel centro della città? “Vede così tanta arte perchè avevo tanto spazio sui muri e molte opere da mostrare. In ogni modo ho sempre usato l’arte nei miei edifici e nei miei spazi ufficio. A furia di viverci assieme, l’arte diventa parte della tua vita e capisci come riesca a farti vedere le cose con occhi completamente diversi. Ti fa sorgere delle domande. Inoltre, penso che una persona si senta più sicura a lavorare in un luogo dove c’è l’arte e la sua poesia. Per cui riempire di opere questo edificio è solo una questione di stato d’animo, non vi è alcun obiettivo particolare che stiamo cercando di raggiungere. Noi amiamo gli artisti e basta! Per quanto riguarda il concetto di arte nel centro della città, penso che ognuno vive la sua vita, lavora, e tutti noi abbiamo bisogno di una via di fuga; quest’ultima non deve essere necessariamente attraverso un viaggio o un buon libro, la via di fuga a cui faccio riferimento io è più un’esperienza tattile e visiva. L’arte ammorbidisce il cuore, le emozioni, i propri sentimenti e il modo di vivere. Per cui, a parer mio, credo che gli spazi pubblici dovrebbero avere  sculture e begli edifici. Credo che sia molto importante porre  cose belle nella vita delle persone. Fa sentire le persone bene. E dovrebbe valere per tutte le classi sociali. L’arte non dovrebbe essere rivolta solo ai ricchi, per cui a chi paga, ma, sebbene sia sempre stata costosa, essa dovrebbe essere accessibile a tutti. Un tempo, quando si costruivano le cattedrali, simbolo di elevazione e di maggior vicinanza a Dio, venivano sempre poste al centro della città. Oggigiorno, i nostri edifici sono come quelle cattedrali, elevazione per gli occhi e per la mente, posizionate dove tutti possono vederle.

L’edificio stesso diventa arte con la facciata di Pucci de Rossi. Come nasce l’idea d’origine? Può descrivere questa facciata spettacolare? “C’è una facciata simile nella città di Marsiglia. Mi piace molto proprio perchè mi da l’idea di un castello, di una fortezza all’ingresso del porto della città. Nello stesso modo, venendo dal Nord Europa ed entrando a Parigi, il nostro edificio come una fortezza è pronto ad accoglierti. Il mio amico architetto Pucci sentendomi parlare della costruzione di una nuova sede, giorni dopo mi chiamò e mi disse: “Ho fatto qualcosa per te”. Lavorammo molto e assieme durante lo scorso anno per terminare il progetto. Contemporaneamente si ammalò di cancro e io gli stetti molto vicino, costruimmo molte cose assieme, mobili, ecc…il tutto in modo molto veloce poichè sapevamo che stava per morire. L’ultima volta che ci parlai fu alle due di un mattino. Gli chiesi se poteva fare il V&P in modo leggermente diverso, egli mi rispose di aver capito e che mi avrebbe mandato una mail. Alle sei di quello stesso mattino morì. Lavorare in modo così affiatato, ci ha permesso di terminare il progetto e di farlo esattamente come voleva lui. La nostra facciata ha uno schermo nel quale ogni giorno cambiamo la proiezione di arte digitale. Ogni giorno mostriamo qualcosa di diverso. Siamo molto famosi in Francia, ma non molto in Italia. Il fatto è che in Francia abbiamo edifici e magazzini con i quali possiamo farci pubblicità, e non avere edifici negli altri paesi significa non avere la stessa notorietà che invece abbiamo in territorio francese.”

Può raccontarmi la sua collaborazione con Ron Arad? “Il tavolo che vede proprio quì è suo; lo comprai nel 1994, per cui ben 25 anni fa. Sono numerosi i pezzi che ho di Ron Arad. La panca che ha visto in questo edificio la comprai a Friedman Benda: una famosa galleria di New York che vende le sue opere. Credo che sia perfetta per questo posto. Siamo stati fortunati a trovarla! Per quanto abbia moltissimi pezzi di Ron Arad, da quando quest’ultimi sono venduti a prezzi altissimi, non ne compro più.”

Come l’arte e la creatività contribuiscono allo sviluppo dell’azienda? “C’è moltissima creatività che lavora dietro le scene. Non la si vede così a primo impatto, ma c’è.”

Vente Privee venderà in futuro opere d’arte? “No, mai. Queste sono le uniche cose che non venderemo mai poichè in arte non si fanno sconti. C’è sempre un prezzo per il quale la gente è disposta a pagare, ma l’arte non ha mai un prezzo fisso. Per cui l’unica cosa che non venderemo mai è l’arte e, ovviamente, articoli illegali.”